Isidoro

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La “Marco Riva” oggi:

Oggi la “Marco Riva” segue esattamente lo stesso metodo elaborato da don Isidoro, con l’unica differenza che, come previsto dalla legge attuale, i nuovi casi vengono segnalati dai Sert (i servizi sanitari pubblici per le tossicodipendenze) e non provengono più dal centro di ascolto di via Gavinana, ormai chiuso. Nella comunità lavorano due psicoterapeuti, due educatori professionali, un sorvegliante notturno e diversi volontari.
È cambiata anche la tipologia dei pazienti: ai giovani eroinomani si sono sostituiti uomini di mezza età rovinati, oltre che dall’eroina, da altre sostanze nocive come cocaina, hashish, marijuana, acidi e alcol.
A monte di ogni ricovero si situa la libera scelta degli ospiti, che visitano la comunità e vengono informati sulle regole della convivenza e sulla natura della terapia. Se accettano di entrarvi, allora si predispone il piano di riabilitazione, che viene personalizzato sulle esigenze di ciascun ospite e predisposto sulla base dei colloqui con l’interessato e della relazione dei Sert. La durata stessa del trattamento varia in funzione delle personali esigenze di riabilitazione. In genere, si rimane alla “Marco Riva” tra i 6 e i 36 mesi, anche se per la maggior parte degli ospiti la permanenza dura un anno e mezzo. Il percorso si sviluppa attraverso tre fasi: dall’accoglienza, al trattamento terapeutico, all’inserimento lavorativo. Se al termine del periodo programmato si verifica che il residente ha raggiunto gli obiettivi prefissati, allora la terapia può considerarsi conclusa, altrimenti essa viene prolungata in funzione delle necessità.
Lungo tutto l’arco del percorso di recupero, gli ospiti risiedono stabilmente in Cascina e riprendono i contatti con il mondo esterno gradualmente e solo nell’ultima fase del trattamento.
La comunità di don Isidoro oggi arriva a recuperare il 36% dei suoi ospiti. Ma le statistiche non dicono tutto: numerosi sono i pazienti che hanno lasciato la comunità senza essere completamente ristabiliti e che, seguiti dai volontari della “Marco Riva”, sono comunque riusciti a guarire.